Quando si pensa al crowdsourcing la prima immagine che viene in mente è quella di un’azienda che ha bisogno di risolvere uno specifico problema legato al suo prodotto/servizio e, come soluzione, adotta questo tipo di modello richiedendo l’aiuto del popolo della rete, come abbiamo visto ad esempio nei casi di Facebook e Virgin America.
Henry Jenkins segnala dal suo blog un documento di Daren C. Brabham, dottorando presso l’Università dello Utah, in cui viene trattato un nuovo campo di applicazione per il crowdsourcing, quello della governance. Secondo Brabham, infatti, questo modello può essere adatto a risolvere alcuni problemi di amministrazione pubblica, affiancandosi ad altre forme tradizionali di partecipazione, con lo scopo di migliorare l’azione di governo attraverso un incremento degli input forniti dai cittadini. Negli Stati Uniti uno degli esempi è Peer-to-Patent. Il progetto, inaugurato nel giugno 2007, è sviluppato dal New York Law School’s Institute for Information Law and Policy, in collaborazione con l’Ufficio Brevetti americano. Il progetto prevede il coinvolgimento di una community online nel controllo preliminare delle richieste di brevetto pervenute all’ufficio, controllo mirato all’individuazione di eventuali conflitti con brevetti già assegnati per la medesima idea. L’obiettivo è chiaramente quello di velocizzare il processo, potendo contare su un numero molto più elevato di persone adibite al controllo.

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