Lunedì 10 Gennaio 2011 apro La Stampa e mentre la sfoglio un titolo mi colpisce alla pagina Economia & Finanza: “Dagli scarti dei macelli ai farmaci, la piccola italiana sbanca il Nasdaq – Gentium, biotecnologica di Como, vola in Borsa negli USA”. Quello che ancor più mi colpisce è l’articolo (consiglio caldamente di cercarlo in rete). Ne riporterò solo alcuni stralci per fare delle considerazioni che da un po’ sto covando dentro di me. “La galoppata di questo titolo, al Nasdaq di New York, è strabiliante con i tempi che corrono: 212% negli ultimi 12 mesi. Non si tratta di un social network appena sbarcato sul listino né di una compagnia supertecnologica della Silicon Valley. Protagonista dell’exploit americano è la Gentium, una piccola società che ha sede a Villa Guardia, in provincia di Como. Si occupa di biotech. In sostanza sviluppa medicine speciali, le cosiddette “orphan drugs”, farmaci destinati a curare malattie rare a cui le grandi multinazionali non si appassionano…… Tanto per dare un’idea nei primi nove mesi del 2010 le vendite del prodotto salgono del 153% (da 5,9 a 14,9 milioni di euro), si passa da una perdita di 4,5 milioni di euro a un utile di 3,4. La scommessa di Gentium non è ancora vinta, ma già si vede l’uscita dai duri anni della ricerca, per cui al mercato dal 2005 la società ha chiesto a più riprese oltre 110 milioni di euro. Da quattro trimestri il flusso di cassa è positivo, il fatturato passerà dai 10 milioni del 2009 a 25-28 milioni di euro previsti per l’intero 2010……. << In Italia tutto questo non sarebbe stato possibile – spiega Calabrese (direttore finanziario) – non ci sono investitori sufficientemente maturi per entrare in questo tipo di business: cercano il dividendo sicuro, il rendimento a breve termine. Per lo sviluppo di un farmaco, invece, occorrono dieci anni.>> ….. Il principale azionista rimane ancora la famiglia Ferro (Laura ha ceduto il ruolo di presidente a un veterano del settore biotech, Khalid Islam, ex di Arpida) con il 25%, seguita da Sigma-Tau, che detiene il 18% e il cui CFO, Marco Codella, siede in consiglio di amministrazione. <<Un consiglio composto di persone con esperienze di ricerca e di registrazione di nuovi farmaci ha contribuito a fare la differenza>>, rimarca Calabrese…..

Dunque da dove partiamo. Direi di partire da Internet.

Sono ormai cinque anni che tra una cosa e l’altra mi occupo di startup Web.

Inizialmente ero interessato solo a quelle che mi sembravano riportabili in Italia (per riportabili intendo dire che i servizi o le tecnologie che offrono sono servizi utili all’ambiente industriale – nel senso più ampio del termine – italiano).

Successivamente il lavoro mi ha portato a cercare di capire e sfruttare le dinamiche “sociali” che il nuovo web aveva creato per utilizzarle come nuova forma di comunicazione e marketing.

Attualmente invece mi sono trovato a capire come funziona una startup web, come si incomincia, come presentare un progetto, come chiedere dei soldi ad un potenziale investitore, come funzionano le varie fasi di una vita di una startup.

Direi insomma che mi trovo in una posizione certamente privilegiata per capire e vedere cosa sta succedendo in giro. Era già un po’ di tempo che avevo un po’ di fastidio nel constatare che tutte le startup/webapp (chiamatele un po’ come volete) che prendevo in considerazione di fatto NON RISOLVEVANO NESSUN PROBLEMA VERO. Le penultime avvisaglie le avevo avute durante la finale di Mind The Bridge lo scorso marzo a Stanford quando, ascoltando i pitch dei ragazzi era palese la differenza fra una startup web (che nel migliore dei casi risolveva uno pseudo problema di qualche nicchia più o meno grande) e le startup che si occupavano di medicina ed affini!

Le ultime avvisaglie sono palesemente le notizie delle scorse settimane (che sono però nulla più che la punta dell’iceberg!): Facebook che probabilmente si quoterà in borsa nel secondo quarto del 2012 e che ad oggi ha già raccolto 1.5 Billion Dollars(!!!!) di investimenti e la cui valutazione approssimative è ad oggi di 50 Billion Dollars (!!!!!!!!!!!!); per non parlare di Groupon che rifiuta l’offerta di Google da 6 Billion Dollars (!!!!!!!!!!!) perché preferisce rimanere indipendente!

Vedendo queste due ultime operazioni mi è tornato alla mente il periodo della prima bolla quando ad un certo punto lessi un articolo di un analista di borsa che giustamente si chiedeva: “Ma come è possibile che la valorizzazione odierna di Tiscali sia superiore a quella di FIAT considerando che non ha neanche immobili?” Ed infatti, puntualmente, poco tempo dopo esplose la bolla e ci si accorse che si era di fronte nel 95% dei casi a pure operazioni finanziarie e non a vere e proprie startup.

A questo punto la domanda sorge spontanea? Non è che per caso siamo nelle stesse condizioni di quel periodo? Cosa faranno tutti i Venture dei round A e B quando non troveranno più acquirenti per le loro web startup perché, magari, i Venture più grossi saranno impegnati a finanziare la “Gentium” di turno che risolve un PROBLEMA VERO e non un falso problema?

Dati i miei trascorsi musical/djestici mi viene spesso in mente un paragone fra l’evoluzione del web e quello della musica dance: di fatto l’abbassamento della soglia di ingresso per la produzione di musica dance (e di applicazioni web) grazie alla facilità delle nuove tecnologie e alla quasi inutilità di macchinari costosi per la produzione ha aumentato a dismisura la quantità di brani disponibili ma ha abbassato la qualità media dei prodotti perchè chiunque (anche chi non capisce nulla di musica) può produrre un brano (applicazione web) con pochi click.

La mia sensazione è che ogni giorno di più Internet diventerà una commodity, alla stregua di luce, gas ed acqua e su cui ci porremo sempre meno attenzione dandola per scontata.

Per questi motivi ho deciso che nel 2011 voglio assolutamente accostarmi a temi “più caldi” quali biotecnologie e nanotecnologie dove il web e più in generale Internet non sono certamente core business ma dove probabilmente, studiandone a fondo i meccanismi ed i processi produttivi ed organizzativi, forse il web ed Internet possono risolvere dei problemi.

UPDATE

Forse non sono l’unico a pensarla così:

Repubblica 10/02/2011: Pochi ricavi ma supervalutate c’è una nuova bolla per il web?

Gigaom 15/02/2011: Can We Avoid Another Internet Bubble?

TechCrunch 10/02/2011: Fred Wilson On Frothy Valuations

Information Arbitrage 10/02/2011: Froth or famine?