E’ terminata lunedì 27 maggio 2013 la stagione agonistica che mi ha visto per la prima volta alla guida di una prima squadra di calcio a 5 anche se solo in Serie D.

Come sempre mi accade con la fine della stagione uno si guarda indietro per capire come è andata l’annata appena trascorsa e per fare un punto della situazione

Parto dallo staff che quest’anno mi ha accompagnato nell’avventura. Quest’anno i miei compagni di viaggio sono stati l’ormai fedelissimo Alessandro Lebole, il ritrovato Simone Deramo, il mio carissimo ex collega Luca Cardone (preparatore atletico) e la nuova entrata Michele Chiappalone (preparatore dei portieri). Purtroppo impegni di lavoro e personali hanno fatto sì che proprio Luca e Michele non siano riusciti a chiudere l’annata insieme a noi e di questo sono molto spiaciuto.

Parlando invece dell’esperienza come mister di una prima squadra devo dire che mai come quest’anno mi sono dovuto ricredere su cose che io davo come per certe. L’unica condizione che avevo posto all’atto del mio insediamento in società è che la prima squadra fosse zeppa di giovani ed in questo sono stato super accontentato. Nell’arco dell’anno abbiamo schierato due portieri del ’97 ed un laterale anch’esso del ’97 e tutti e tre hanno fatto vedere che ottimi prospetti possono essere.

Ma la verità è che il nono posto con cui abbiamo chiuso l’anno è davvero il posto che ci compete nonostante le qualità della squadra (soprattutto dopo dicembre) potessero farci sperare in un ingresso in zona play-off.

Alla squadra manca purtroppo esperienza ed avere in campo  un paio di elementi di una certa età e, soprattuto, con tante partite sulle spalle a livello regionale, avrebbe fatto la differenza in molte partite soprattutto nella gestione del risultato.

Altra cosa di cui mi sono reso conto è della differenza incredibile tra il mondo delle giovanili e quello delle prime squadre dove l’assillo del risultato (nonostante a me la società non abbia mai chiesto nulla di tutto ciò) ti porta ad essere molto meno insegnante, molto più gestore del gruppo e soprattutto molto ma molto più cinico.

Ho provato l’emozione di cosa vuol dire essere al limite dell’esonero e delle dimissioni.

Ho provato la sensazione di cosa vuol dire avere persone che sono con te e persone che non credono minimamente a ciò che dici.

Ho provato cosa vuol dire perdere 7 partite di fila senza mai avere la sensazione di poter fare qualcosa per la squadra.

Ho provato la gioia di sentire molti allenatori e dirigenti avversari dirci nel girone di ritorno che avevamo fatto un salto di qualità pazzesco.

E’ stata un’esperienza estremamente stressante in certi momenti ma molto molto molto formativa e per questa esperienza devo dire grazie a Marco Caputi, direttore sportivo e responsabile del settore giovanile del Real Frassati che in me ha sempre creduto ciecamente e che mi ha lasciato lavorare come meglio credevo sempre e comunque.

Le nostre lunghissime telefonate del martedì erano diventate una costante per moltissimi mesi e proprio lui mi ha sempre spronato a non mollare.

Finisco parlando dei ragazzi della squadra.

L’avventura non è partita benissimo. Non tutti credevano nel nostro modo di lavorare e di approcciare le partite.

Purtroppo io arrivavo da un certo mondo e loro da un altro e molti sono stati gli scontri con alcuni di loro.

Con il passare del tempo e con intelligenza da parte di tutti però posso tranquillamente dire che questo è il più bel gruppo di ragazzi con cui mi è mai capitato di poter lavorare.

Tutti bravi ragazzi con le loro qualità ed i loro difetti.

Ma questo è diventato prima di tutto un Gruppo, con la G maiuscola e con alcuni leader che hanno sempre trascinato gli altri anche nei momenti più complicati.

Alcuni di loro sono migliorati in maniera incredibile, tutti alla fine della stagione posso tranquillamente dire che hanno capito cos’è il calcio a 5.

Tutti sanno cosa fare in campo.

C’è più tranquillità, la palla scotta meno.

Chiunque dovesse cambiare società è ormai in grado di capire qualunque cosa un mister possa chiedergli.

Nessuno più gioca a 11 in un campo a cinque e questo è un obiettivo che non è mai banale raggiungere.

La nota più negativa dell’anno è certamente aver perso qualcuno per la strada, cosa che io patisco sempre da morire. Per me un solo ragazzo che smette di venire è una sconfitta terribile.

Ma questo è.

L’importante per me è cercare di capire dove si è sbagliato e dove si può migliorare.

Detto questo posso concludere dicendo che sono fiero ed onorato di aver allenato persone di questo tipo e spero sinceramente di poter portare avanti con loro il lavoro iniziato quest’anno!

Un grazie di cuore a tutti coloro che hanno permesso che questa avventura avesse inizio. Al DG Domenico Iacoviello ed al Pres. oltre a tutti i dirigenti e genitori dei ragazzi che hanno avuto la pazienza di portare i loro ragazzi (ma soprattutto venire a prenderli) ad orari improponibili!