Gov 2.0

Government as a Platform – Vª Conferenza Annuale TOP-IX – Internet Evolved – La Rete esce dalla rete

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Il 10 Dicembre a Torino, presso il Centro Congressi Torino Incontra, si terrà la Vª Conferenza Annuale TOP-IX dal titolo “Internet Evolved – La Rete esce dalla rete“. Lorenzo Benussi ed il sottoscritto hanno cercato di  organizzare la sessione legata al Gov 2.0. Un piccolo abstract di ciò di cui si parlerà durante la sessione lo potete trovare di seguito. Per iscriversi alla conferenza cliccate qui.

Tim O’Reilly ha parlato di “Government as a platform”. Collaborazione, condivisione, creatività e trasparenza sono le parole chiave. L’applicazione Cause su Facebook ha più di 60 milioni di utenti registrati che stanno sfruttando la potenza dei Social Network per raccogliere fondi per beneficenza. Meetup.com aiuta i gruppi di interesse formati sul Web ad incontrarsi di persona. Everyblock e Stumblesafely prendono i dati pubblici governativi sulla criminalità e li trasformano in applicazioni per la sicurezza pubblica per il web o iPhone. Alcuni leader di governo hanno riconosciuto nel web un’opportunità non solo per farsi eleggere ma per farsi aiutare nel governo dello stato.

Obama ha esortato gli americani a vincere una nuova sfida: “We must use all available technologies and methods to open up the federal government, creating a new level of transparency to change the way business is conducted in Washington, and giving Americans the chance to participate in government deliberations and decision-making in ways that were not possible only a few years ago.

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Windows Azure: Cloud + Open Data

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In occasione del Professional Developer Conference 2009 (PDC) di Los Angeles, Ray Ozzie ha preannunciato Windows Azure per inizio del prossimo anno, con apertura delle sottoscrizioni a partire da febbraio. Il Chief Software Architect di Microsoft ha poi descritto meglio lo scenario strategico in cui Windows Azure -attualmente in fase beta- si inserisce.

Microsoft Azure

La parte veramente interessante di Windows Azure non sta tanto nel come Microsoft sta pensando alla sua piattaforma di Cloud Computing che in fortissima parte ricorda Google Apps Engine quanto per il nuovo servizio di informazioni , disponibile attraverso PinPoint e al momento in versione Community Technology Preview limitata (CTP). Con “Dallas”, questo il nome in codice del servizio, gli sviluppatori e gli utenti hanno la possibilità di accedere a set di dati e contenuti premium su qualsiasi piattaforma. I set di dati attualmente disponibili tramite “Dallas” includono quelli offerti da Associated Press, Citysearch, ESRI, NAVTEQ, DATA.gov, First American, infoUSA, NASA, National Geographic Topo!, RiskMetrics Group, le Nazioni Unite, WaveMarket, Weather Central

Questa è la prima volta, almeno per quanto ne so, che qualche servizio di cloud non offre solo infrastruttura ma anche dati, in forma raw, a cui poter accedere per creare delle proprie elaborazioni personali. Di fatto Microsoft entra così nella partita degli Open Data che va tanto per la maggiore nelgi States

Gov 2.0 Italia

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Ci risiamo! Mi era successo nel marzo del 2006 di ritorno dall‘o’Reilly eTech Conference di San Diego e quest’anno è di nuovo accaduto.

Facciamo un piccolo passo indietro: il 1 Aprile 2005 vengo assunto in TOP-IX e, fra le prime attività che mi vengono commissionate, c’è quella di trovare conferenze in giro per il mondo che ci permettano di capire dove sta andando Internet e tutto ciò che la circonda. Io per puro caso mi imbatto in un post di un tal Leeander che racconta le mirabolanti innovazioni proposte ad un’interessante conferenza chiamata ETech.

Detto fatto: l’anno successivo Christian Racca ed il sottoscritto voliamo a San Diego per l’edizione 2006 dell’ Etech. Veniamo investiti dall’onda anomala del Web 2.0 e ne siamo completamente travolti. Torniamo in Italia con in cuore il sacro fuoco dell’innovazione e … ci scontriamo con un gigantesco muro di gomma! Tutte le Web Agencies o programmatori con cui parliamo di Mashup, API, AJAX, Javascript e via dicendo sapevano, vagamente, di cosa si stesse parlando MA, dicono, “… sarà la solita moda passeggera. Tranquilli qualche mese e passa!

Sapete tutti come è andata a finire questa storia. Ormai le mappe di Google sono ovunque e non esiste Web Apps che non rilasci le proprie API agli sviluppatori di tutto il mondo.

Lo scorso anno io ed il mio fido compagno di merende Christian Racca decidiamo di cambiare conferenza e di andare per la prima volta all’SXSW di Austin. Anche in questo caso, come per la prima all’ETech, STUPORE E MERAVIGLIA! Ci rendiamo conto per la prima volta che la percezione che avevamo dall’Italia del fenomeno Obama era veramente poca cosa rispetto a ciò che è realmente accaduto negli USA. Concetti come quello della “trasparency“, della “participation“, degli “Open Data” sono alcuni dei mattoncini su cui il Gov 2.0 poggia le sue basi.

Abbiamo realizzato per la prima volta che forse davvero qualcosa poteva cambiare anche in Italia visto che l’80-90% delle tecniche di comunicazione utilizzate da Obama durante la sua campagna elettorale erano riutilizzabili anche qui da noi! Potenzialmente si può prendere un completo sconosciuto e portarlo a diventare Presidente del Consiglio con uno sforzo certamente grande ma non impossibile e senza il vantaggio strategico di avere fra i propri asset un network televisivo.

Come dicevo prima: ci risiamo!

Tornati in Italia abbiamo incominciato a parlare con agenzie di comunicazione e con esperti di marketing sia generici che esperti in campo politico ed anche in questo caso … NIENTE! Internet è “difficile” come dice qualcuno oppure è un “ambaradan” come dice qualcun altro.

Anche questa volta ho l’assoluta percezione che quello che abbiamo visto lo scorso marzo arriverà prestissimo da noi e che in questo momento esiste una incredibile finestra di opportunità. Chi saprà coglierla per primo avrà dei vantaggi competitivi fortissimi rispetto alla concorrenza.

Per ora in Italia si cerca di far passare www.forzasilvio.it come la versione italiana di my.barackobama.com.

Che vi devo dire: sono senza parole ……

AAA cercasi interessati seriamente intenzionati a parlare di GOV 2.0 in Italia (politici ed esperti di comunicazione). No perditempo!

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C1 – 5a giornata di andata – Rassegna Stampa – Sprint & Sport – Il Corriere Sportivo

Obama – La politica nell’era di Facebook

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Ho finito da pochi giorni di leggere “Obama – La politica nell’era di Facebook” di Giuliano da Empoli e devo dire che l’ho trovato un libro davvero “inspiring”. Oltre a contenere molte imformazioni davvero interessanti che ancora non conoscevo quello che il libro ti lascia a fine lettura è “la voglia di provarci”.

La verità è che non mi sono mai interessato di politica prima delle scorse elezioni statunitensi se non per brevissimi periodi. Tutto quello che è accaduto negli USA mi ha fatto pensare che forse anche qui potesse accadere qualcosa se solo si trovano le persone giuste. Questa è stata la convinzione che mi ha fatto partire. Con il passare dei giorni e man mano che trovo informazioni mi rendo conto che l’elezione di Obama è stata una delle operazioni di Marketing e Comunicazione più struturate che si siano mai viste sul pianeta.

Obama era il candidato presidente perfetto: la sua storia parla per lui.

Leggete per credere:

Barack Obama nasce a Honolulu, nelle Hawaii, da Ann Dunham, un’americana di Wichita (Kansas) di discendenza prevalentemente inglese, e da Barack Obama Sr. , un kenyano di etnia Luo originario di Nyang’oma Kogelo. Al momento della nascita di Obama entrambi i genitori erano giovani studenti universitari. Nel 1963 i genitori si separarono e successivamente divorziarono; il padre andò all’Università Harvard per conseguire un dottorato, e infine tornò in Kenya, dove morì in un incidente stradale nel Novembre 1982: rivide il figlio solo in un’occasione. La madre invece si risposò con Lolo Soetoro, un altro suo ex collega universitario, da cui ebbe una figlia. Obama si trasferì quindi con la famiglia a Giacarta, dove nacque la sorellastra di Obama, Maya Soetoro-Ng. A Giacarta, Obama frequentò le scuole elementari da 6 a 10 anni.

A dieci anni, Obama ritornò a Honolulu per ricevere un’istruzione migliore. Fu cresciuto prima dai nonni materni, Stanley Dunham  e Madelyn Payne Dunham, poi dalla madre. Si iscrisse alla scuola privata più importante e prestigiosa dell’isola, la Punahou High School, dove si diplomò con ottimi voti. La madre di Obama morì di cancro nel Novembre 1995, pochi mesi dopo la pubblicazione dell’autobiografia di Barack Obama, Dreams from My Father.

Nel suo libro Dreams from My Father, Obama descrive la sua esperienza di crescere con la famiglia di sua madre; una famiglia di ceto medio e, ovviamente, bianca. Incontrerà il padre una volta sola, a dieci anni, durante le vacanze natalizie del 1971. La conoscenza del padre nero assente derivò principalmente dalle storie della famiglia e dalle fotografie. Della sua infanzia, Obama scrive: “Che mio padre non sembrava per nulla come le persone a fianco a me — che era nero come la pece, mentre mia madre bianca come il latte — non ci feci neppure caso.” Da giovane, lottò per riconciliare le percezioni sociali sulla sua eredità multirazziale. Obama scrive sul suo utilizzo di marijuana e cocaina durante la sua adolescenza per “spingere le domande su chi ero fuori dalla mia testa.” Al forum civile per la candidatura presidenziale nel 2008, Obama identifica il suo uso di droghe come “il suo più grosso fallimento morale” Hornick, Ed (August 17, 2008). Dopo il liceo, Obama studiò per un paio d’anni all’Occidental College, prima di spostarsi al Columbia College della Columbia University. Là si laureò in scienze politiche, con una specializzazione in relazioni internazionali. Dopo la laurea, lavorò per un anno alla Business International Corporation (ora parte del The Economist Group), una società che forniva notizie economiche di carattere internazionale alle aziende clienti. Si trasferì poi a Chicago, per dirigere un progetto non profit che assisteva le chiese locali nell’organizzare programmi di apprendistato per i residenti dei quartieri poveri nel South Side.

Nel 1988, Obama lasciò Chicago per tre anni per studiare giurisprudenza ad Harvard. Nel febbraio 1990 diventò il primo presidente afroamericano della celebre rivista Harvard Law Review. Nel 1989, durante uno stage estivo presso lo studio legale specializzato in diritto societario Sidley Austin di Chicago conobbe Michelle Robinson, avvocato associato nello stesso studio. Si laureò magna cum laude nel 1991. Il 3 ottobre 1992 sposò Michelle Robinson nella Trinity United Church of Christ di Chicago.

Tornato a Chicago, Obama diresse un movimento per far registrare al voto quanti più elettori possibili (voter registration drive), poi come avvocato associato lavorò per difendere organizzazioni impegnate nella difesa dei diritti civili e del diritto di voto presso lo studio legale Miner, Barnhill & Galland, e insegnò diritto costituzionale presso la facoltà di legge dell’Università di Chicago, dal 1993 fino alla sua elezione al Senato federale nel 2004.

Incredibile non c’è che dire! Per non parlare del fatto che Obama pubblica prima di candidarsi un paio di autobiografie in cui dichiara candidamente tutti gli errori fatti in gioventù (droghe, attivismo, ecc) in modo che nessuno possa successivamente tirare fuori qualche scheletro dal passato! Geniale!

Detto questo alcune considerazione sparse derivanti dalla lettura (ringrazio Christian Racca)

  • Stiamo vivendo in una generazione di “Wannabe a Rockstar” dove le rockstar sono tendenzialmente nere (nel mondo dell’Hip Hop ma anche del cinema con Will Smith), Obama è nero ed è una rockstar naturale.
  • La politica sta vivendo una sorta di emancipazione politica, sulla falsa riga di quella attraversata dall’industria cinematografica ai tempi di Marlon Brando e degli Actor Studios. Il politico aggira la mediazione del partito per arrivare direttamente al suo pubblico, ai suoi Fans.
  • Obama concentra gli sforzi di foundraising nella Silicon Valley notoriamente distaccata dalla politica tradizionale. La sua mancanza di esperienza e la giovane età rispecchiano infatti a pieno la filosofia della Valley dove contano più le idee più che l’anzianità di servizio.
  • Il Web 2.0 segna l’evoluzione della “partecipazione” dalla piazza alla RETE. Obama non ha un passato da uomo politico, bensì il suo trascorso è molto vicino al mondo dei servizi sociali. Tale esperienza lo favorisce pesantemente nel processo di creazione di community sul web.
  • Obama è espressione naturale dell’America quale integrazione di razze, culture, talenti. La famiglia natale di Obama rappresenta una piccola diaspora a cui spesso ci si riferisce come “le nazioni unite di Obama”.
  • Uno dei punti di forza di Obama rispetto agli altri candidati è la consapevolezza dell’esistenza di altri punti di vista. Lo Chief strategist di Obama è un pubblicitario, non un sondaggista o un uomo di politica. Yes We Can – uno slogan più che un messaggio politico.
  • In America l’elettorato Under 30 è molto più consistente che in Europa (e soprattutto in Italia). Su questo tipo di votanti la figura di Obama ha un impatto decisamente più consistente.
  • La “Generazione ME” ha un interesse innato a farsi sentire e a partecipare più che ascoltare passivamente. La campagna di Obama da sfogo alle voglie di emergere del singolo in quanto al centro della scena non vi è più il candidato bensì l’elettore… il fan (o almeno questo è quello che si vuol far credere).

Gov 2.0 Summit and Gov 2.0 Expo Showcase 2009

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Qui la playlist su Youtube dei video degli interventi del Gov 2.0 Summit e del Gov 2.0 Expo per dare una sbirciatina su cosa è successo a Washington

I governi come piattaforme: una ricetta per il successo del Government 2.0

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La scorsa settimana abbiamo visto come il crowdsourcing, uno dei modelli di creazione del valore più diffusi in rete, stia cominciando ad essere applicato con successo anche al settore dell’amministrazione pubblica. Dalle pagine di TechCrunch Tim O’Reilly affronta proprio il tema del Government 2.0, presentando alcune delle iniziative più meritevoli e delineando le prospettive di sviluppo future del settore.
Innanzitutto il segreto più importante per mettere in atto iniziative di Government 2.0 di successo è quello di pensare al governo come una piattaforma. Per avvalorare questa tesi O’Reilly porta come esempio il settore privato dell’industria tecnologica: ogni grande player degli ultimi anni ha costruito il suo successo attorno ad una piattaforma, a un qualcosa che ha aperto possibilità di sviluppo per soggetti terzi, moltiplicando così l’impatto globale della piattaforma stessa. Microsoft ha fatto entrare un pc “in ogni scrivania di ogni casa”, Google ha permesso la nascita di migliaia di startup i cui ricavi derivano dalla pubblicità, Apple ha rivoluzionato il mercato della telefonia mobile proponendo attraverso il suo App Store online migliaia di applicazioni per IPhone sviluppate da programmatori in ogni angolo del mondo. In tutti questi casi le piattaforme hanno creato opportunità per altri soggetti.

Il resto dell’articolo qui

Il crowdsourcing applicato alla governance

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Quando si pensa al crowdsourcing la prima immagine che viene in mente è quella di un’azienda che ha bisogno di risolvere uno specifico problema legato al suo prodotto/servizio e, come soluzione, adotta questo tipo di modello richiedendo l’aiuto del popolo della rete, come abbiamo visto ad esempio nei casi di Facebook e Virgin America.
Henry Jenkins segnala dal suo blog un documento di Daren C. Brabham, dottorando presso l’Università dello Utah, in cui viene trattato un nuovo campo di applicazione per il crowdsourcing, quello della governance. Secondo Brabham, infatti, questo modello può essere adatto a risolvere alcuni problemi di amministrazione pubblica, affiancandosi ad altre forme tradizionali di partecipazione, con lo scopo di migliorare l’azione di governo attraverso un incremento degli input forniti dai cittadini. Negli Stati Uniti uno degli esempi è Peer-to-Patent. Il progetto, inaugurato nel giugno 2007, è sviluppato dal New York Law School’s Institute for Information Law and Policy, in collaborazione con l’Ufficio Brevetti americano. Il progetto prevede il coinvolgimento di una community online nel controllo preliminare delle richieste di brevetto pervenute all’ufficio, controllo mirato all’individuazione di eventuali conflitti con brevetti già assegnati per la medesima idea. L’obiettivo è chiaramente quello di velocizzare il processo, potendo contare su un numero molto più elevato di persone adibite al controllo.

Il resto dell’articolo qui

Web Marketing politico? Noi italiani lo intendiamo così…

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Dal sito www.repubblica.it , sezione Politica:

Pd, già iniziato il congresso 2.0 “Battaglia” tra i siti dei candidati di CARMINE SAVIANO (21 Settembre 2009)

ROMA – E’ l’effetto Obama. La convinzione che sia necessario, ma non sufficiente, dotarsi di un presenza su social network e affini per poter incidere sulle sorti politiche del proprio Paese. Facebook e YouTube, Flickr e Myspace, insieme a siti e blog più o meno ufficiali, sono parte dell’armamentario digitale del politico del terzo millennio. Che poi questo dia vita alla tanto agognata membership, la declinazione aggiornata e aggiornabile della vecchia partecipazione, è tutto da verificare.

Bersani, Franceschini e Marino non fanno eccezione. I tre candidati alla segreteria del Pd hanno una quantità consistente di pagine internet create ad hoc per il congresso e le primarie del prossimo ottobre. Luoghi virtuali per sviscerare affinità e divergenze tra la propria mozione e quella altrui, per raccogliere idee e presentare iniziative. E non solo questo. Internet può diventare il luogo di una competizione nella competizione. L’obiettivo è avere più fan, più sostenitori, più commenti al proprio post, più tag. Una competizione, naturalmente relativa e preparatoria.

Su Facebook i tre hanno da tempo raggiunto il limite dei 5mila amici che la piattaforma consente. E la battaglia si sposta sulle pagine dove si raccolgono sostenitori. All’inizio di settembre la classifica era guidata da Franceschini con 5940 fan, seguito da Marino con 4691. Ma in poco meno di due settimane l’ex ministro allo Sviluppo Economico ha compiuto una rimonta impressionante. Ad oggi è primo con 6142 sostenitori. L’attuale segretario del Pd è a quota 6090. Ma Franceschini può contare sugli alleati e su un paio di pagine non ufficiali molto frequentate. Tra i big del partito che appoggiano il segretario uscente, Debora Serracchiani ha superato quota 30mila fan e Veltroni ne ha 26mila. Dal lato della mozione Bersani, Massimo D’Alema è a 3mila fan, Letta a 1400 e la Bindi a mille. A voler considerare le pagine create dai sostenitori, il calcolo diventa impossibile. Basti pensare che quasi ogni circolo del Pd ha la propria pagina e che da ognuna di queste ne derivano tre dedicate ai candidati.

I tre aspiranti segretari hanno a disposizione dei siti ufficiali molto funzionali, quasi dei piccoli network. Toni di grigio e fascione rosso per Bersani, che ha a disposizione una web tv che trasmette 24 ore su 24 gli interventi e le iniziative realizzate in tutto il Paese. Altra sezione è dedicata al download di materiali mentre in un’altra si possono lasciare commenti sulle parti della mozione che si condividono o meno. C’è poi la sezione “Scelgo Bersani perché”, dove i dirigenti del partito lasciano la propria professione di fede. Da segnalare il forum, Comitati per Bersani, dove è a disposizione in download uno strumento interessante, preparato dal circolo parigino del Pd, per confrontare le tre mozioni.

Viola e verde i colori principali del sito di Ignazio Marino. Una sezione è dedicata alla raccolta dei video che ne illustrano il viaggio in Italia, mentre nella sezione shop è possibile acquistare t-shirt e cappellini, spille e berretti con il logo della mozione del chirurgo genovese. Grande spazio alle sezioni dedicate alla laicità e ai diritti.

Ispirato al tricolore il sito di Dario Franceschini, con una sezione dedicata alle proposte politiche dei naviganti e un’altra ai romanzi scritti dall’attuale segretario. Ha fatto notizia nei giorni scorsi la pubblicazione sulla sua home page del trailer di Videocrazy. La parte relativa alle news è aggiornata con tutte le sue ultime dichiarazioni.

Su Twitter la battaglia si fa a colpi di iscrizioni al proprio micro-blog. Franceschini ha 246 iscritti e segue 250 persone, tra cui alcune sezioni del Pd, la Casa Bianca e la Major Legue di Baseball. Di Marino e Bersani neanche l’ombra. Marino, invece, di iscritti ne ha 300, e tra i 195 profili che segue ci sono la sezione Funzione Pubblica della CGIL di Bari e quello della modella di origini armene Kim Kardashian. Anche qui di Franceschini e Bersani neanche un cinguettio. Pierluigi Bersani vince anche su Twitter con 493 iscrizioni al proprio profilo. L’ex ministro segue 266 pagine, tra cui CGIL Umbria, quella di Barack Obama e quella dell’ex cantante dei Soundgarden Chris Cornell. E c’è anche la pagina dedicata alle news su Dario Franceschini.

Infine YouTube. I video dei tre candidati alla segreteria sono molto visti. Nel canale Franceschini ci sono 47 video caricati, un video-diario della campagna elettorale. Ventotto i video caricati da Ignazio Marino e settantasette quelli da Bersani.

Il nuovo politico? Una “rockstar” “glamour”

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Da “Obama – La politica nell’era di Facebook” di Giuliano da Empoli, capitolo 3

Qualcuno si illude ancora che a governarci sia unacasta di politicanti e di uomini d’affari, o chissà quali gerarchie più occulte e incoffessabili, mentre la verità è che le rockstar hanno preso il potere da tempo… Chiunque pensi che la razza sia un’ostacolo per Obama non accende la radio , né la televisione da anni. Tutti vogliono essere popstar, e sempre più spesso, le popstar sono nere… Il senatore dell’Illinois è l’unico che sia riuscito a far leva fino in fondo sulla cultura pop per proiettarsi nell’orbita della Casa Bianca. E questo per un motivo molto semplice: Obama non è un politico, è una rockstar… I suoi punti di forza sono quasi esclusivamente extrapolitici. La sua vicenda è motivo di assoluto sbalordimento per l’establishment di Wasghington… Gli ultimi anni hanno visto un fiorire, in tutto il mondo, di outsider di professione – talvolta politici, talvolta direttamente paracadutati dal mondo dello spettacolo o degli affari – che hanno trasformato le regole della competizione politica… Un tempo, la maggior parte della carriera di un uomo politico si svolgeva al riparo da sguardi indiscreti, dietro il paravento di grandi contenitori: i partiti. A essere premiate, in un leader, erano soprattutto la capacità di muoversi dietro le quinte, scalando a poco a poco i gradini di una macchina organizzativa articolata e complessa… Il percorso delle nuove elite è diverso. Anzichè svolgersi all’interno di una macchina organizzativa, esso si sviluppa all’esterno, sotto gli occhi dell’opinione pubblica. Anzichè appoggiarsi sul loro status di insider per comunicare con l’esterno, i neopolitici fanno leva sulla propria capacità di comunicazione per costringere gli apparati a prenderli in considerazione… Per farsi largo i neopolitici fanno leva su tutti gli strumenti comunicativi a loro disposizione. La loro capacità principale è quella di saper attirare l’attenzione sempre e comunque, qualsiasi cosa facciano… Agli occhi del pubblico, non c’è più molta differenza tra un attore e un uomo politico, entrambi vengono valutati con metri di giudizio molto affini: qualità della performance, sincerità, capacità di suscitare emozioni… Le organizzazioni hanno perso quota, mentre le superstar si sono emancipate. Negli Stati uniti – ma non solo – i partiti sono diventati scatole vuote, mentre a dettare le regole del gioco sono i singoli esponenti politici che raccolgono più consenso nell’arena pubblica… Negli Stati Uniti, finora, la debolezza organizzativa dei partiti è stata in parte controbilanciata dalla loro metamorfosi in potenti macchine per il reperimento di fondi. Se i boss dell’elefante e dell’asinello riescono ancora a farsi ascoltare dai singoli leader è perchè controllano risorse finanziarie determinanti in tempo di campagna elettorale. Ora, però, sembra che Obama abbia abbattuto anche quest’ultimo ostacolo. Per la prima volta, le casse del partito democratico si appoggiano sulla macchina finanziaria del candidato più di quanto non accada il contrario… Se le star della politica diventano celebrità come tutte le altre, anche i criteri di selezione della politica si adeguano a quelli dell’entertainment… Glamobama e Starkozy non sono più uomini politici, sono seguaci di Lee Strasberg che hanno trasformato la loro vita in una performance… Ciascuno di loro, ancor più che un programma presenta al pubblico una personalità, dalla quale deriva quasi naturalmente tutto il resto… Tutti i media sono impegnati nello sforzo forsennato di soddisfare l’inesauribile fame di intimità e di glamour che percorre la nostra società e non risparmia nessuno… Non è solo una curiosità, però, quella che si sente nell’aria. Il suo culto della fama, infatti, la nostra società lo celebra con modalità che ricordano da vicino quelle del circo romanoCon l’indebolirsi del vincolo di partito, è abbastanza naturale che gli elettori vogliano conoscere più da vicino i singoli esponenti politici. Fin da quando, a dare garanzie per un candidato, c’erano l’organizzazione e, in alcuni casi, l’ideologia, non serviva approfondire più di tanto. Ma da quando l’ombrello partitico è venuto meno, il contratto è diventato ad personam: logico che l’opinione pubblica esiga garanzie sempre maggiori sul carattere di coloro che pretendono di rappresentarla

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