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	<title>maxzaglio.com &#187; Libri/Books</title>
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	<description>Since 2003, Futsal, Web 2.0, Ideas and Stories from Massimo Zaglio</description>
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		<title>Obama &#8211; La politica nell&#8217;era di Facebook</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Oct 2009 14:16:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mzaglio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gov 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[Libri/Books]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho finito da pochi giorni di leggere &#8220;Obama &#8211; La politica nell&#8217;era di Facebook&#8221; di Giuliano da Empoli e devo dire che l&#8217;ho trovato un libro davvero &#8220;inspiring&#8221;. Oltre a contenere molte imformazioni davvero interessanti che ancora non conoscevo quello che il libro ti lascia a fine lettura è &#8220;la voglia di provarci&#8221;. La verità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin: 10px;" title="Giuliano da Empoli - Obama La politica nell'era di Facebook" src="http://giotto.ibs.it/cop/copj13.asp?f=9788831796088" alt="" width="200" height="351" />Ho finito da pochi giorni di leggere &#8220;<strong><a href="http://www.ibs.it/code/9788831796088/da-empoli-giuliano/obama-politica-nell.html" target="_blank">Obama  &#8211; La politica nell&#8217;era di Facebook</a></strong>&#8221; di <strong>Giuliano da  Empoli</strong> e devo dire che l&#8217;ho trovato un libro davvero &#8220;inspiring&#8221;. Oltre a contenere molte imformazioni davvero interessanti che ancora non conoscevo quello che il libro ti lascia a fine lettura è &#8220;la voglia di provarci&#8221;.</p>
<p>La verità è che non mi sono mai interessato di politica prima delle scorse elezioni statunitensi se non per brevissimi periodi. Tutto quello che è accaduto negli USA mi ha fatto pensare che forse anche qui potesse accadere qualcosa se solo si trovano le persone giuste. Questa è stata la convinzione che mi ha fatto partire. Con il passare dei giorni e man mano che trovo informazioni mi rendo conto che l&#8217;elezione di Obama è stata una delle operazioni di Marketing e Comunicazione più struturate che si siano mai viste sul pianeta.</p>
<p>Obama era il candidato presidente perfetto: la sua storia parla per lui.</p>
<p>Leggete per credere:</p>
<p>&#8220;<em>Barack Obama nasce a <strong> Honolulu</strong>, nelle Hawaii, da <strong>Ann Dunham</strong>,  un&#8217;americana di Wichita (Kansas) di discendenza prevalentemente inglese, e da <strong>Barack  Obama Sr.</strong> , un kenyano di  etnia Luo originario di Nyang&#8217;oma Kogelo. Al momento della nascita di Obama entrambi i genitori erano  giovani studenti universitari. Nel 1963 i  genitori si separarono e successivamente divorziarono; il padre andò all&#8217;Università Harvard per conseguire un dottorato, e infine tornò in  Kenya, dove morì in un incidente stradale nel Novembre 1982: rivide il figlio solo in un&#8217;occasione. La  madre invece si risposò con Lolo Soetoro, un altro  suo ex collega universitario, da cui ebbe una figlia. Obama si trasferì quindi con la famiglia a <strong>Giacarta</strong>, dove nacque la sorellastra di  Obama, Maya Soetoro-Ng. A Giacarta, Obama frequentò le scuole elementari da 6 a  10 anni.</em></p>
<p><em>A dieci anni, Obama ritornò a <strong>Honolulu</strong> per ricevere un&#8217;istruzione migliore. Fu  cresciuto prima dai nonni materni, Stanley Dunham  e Madelyn  Payne Dunham, poi dalla madre. Si iscrisse alla scuola privata  più importante e prestigiosa dell&#8217;isola, la Punahou High School, dove si diplomò  con ottimi voti. La madre di Obama morì di cancro nel Novembre 1995, pochi mesi dopo la pubblicazione dell&#8217;autobiografia  di Barack Obama, <strong>Dreams from My Father</strong>.</em></p>
<p><em>Nel suo libro Dreams from My Father, Obama descrive  la sua esperienza di crescere con la famiglia di sua madre; una famiglia di ceto medio e, ovviamente, bianca.  Incontrerà il padre una volta sola, a dieci anni, durante le vacanze natalizie  del 1971. La conoscenza del padre nero assente derivò principalmente dalle  storie della famiglia e dalle fotografie. Della sua infanzia, Obama scrive: &#8220;<strong>Che  mio padre non sembrava per nulla come le persone a fianco a me — che era nero  come la pece, mentre mia madre bianca come  il latte — non ci feci neppure caso.</strong>&#8221; Da giovane, lottò per riconciliare le  percezioni sociali sulla sua eredità multirazziale. Obama scrive sul suo  utilizzo di <strong>marijuana</strong> e <strong>cocaina</strong> durante la sua adolescenza per  &#8220;spingere le domande su chi ero fuori dalla mia testa.&#8221; Al forum civile per la candidatura  presidenziale nel 2008, Obama identifica il suo uso di droghe come &#8220;il suo più  grosso fallimento morale&#8221; Hornick, Ed (August 17, 2008)<sup id="cite_ref-14" title="^ Per un paragone con la frase di Bill Clinton &quot;non ho mai sniffato&quot;, detta durante la campagna elettorale presidenziale del 1992, vedi:Katharine Q Seelye. «Barack Obama, Asked about Drug History, Admits He Inhaled». New York Times, reprinted in International Herald Tribune, 24 ottobre 2006. URL consultato in data 2007-02-10. Per l'intera trascrizione dell'intervista, vedi: David Remnick. «Testing the Waters». New Yorker Online Only, 10 ottobre 2006 (text and audio). URL consultato in data 2007-02-10. "><a title="^ Per un paragone con la frase di Bill Clinton &quot;non ho mai sniffato&quot;, detta durante la campagna elettorale presidenziale del 1992, vedi:Katharine Q Seelye. «Barack Obama, Asked about Drug History, Admits He Inhaled». New York Times, reprinted in International Herald Tribune, 24 ottobre 2006. URL consultato in data 2007-02-10. Per l'intera trascrizione dell'intervista, vedi: David Remnick. «Testing the Waters». New Yorker Online Only, 10 ottobre 2006 (text and audio). URL consultato in data 2007-02-10. " href="#cite_note-14"></a></sup>. Dopo il liceo, Obama studiò per un paio  d&#8217;anni all&#8217;Occidental College, prima di spostarsi al Columbia College della <strong>Columbia  University</strong>. Là si laureò in scienze politiche, con una specializzazione  in relazioni internazionali. Dopo la laurea, lavorò per un anno  alla <strong>Business International Corporation</strong> (ora parte del <strong>The  Economist Group</strong>), una società che forniva notizie economiche di carattere  internazionale alle aziende clienti. Si trasferì poi a <strong>Chicago</strong>, per <strong>dirigere un progetto non profit</strong> che assisteva le  chiese locali nell&#8217;organizzare programmi di apprendistato per i residenti dei  quartieri poveri nel South Side.<sup id="cite_ref-CV_18-0" title="^ a b Curriculum Vitae in University of Chicago Law School. URL consultato il 2007-02-10. "><a title="^ a b Curriculum Vitae in University of Chicago Law School. URL consultato il 2007-02-10. " href="#cite_note-CV-18"></a></sup></em></p>
<p><em>Nel 1988, Obama lasciò Chicago per tre  anni per studiare giurisprudenza ad <strong>Harvard</strong>. Nel  febbraio 1990 diventò <strong>il primo presidente afroamericano</strong> della celebre  rivista <strong>Harvard  Law Review</strong>. Nel 1989, durante uno stage estivo presso lo studio  legale specializzato in diritto  societario Sidley  Austin di Chicago conobbe <strong>Michelle Robinson</strong>,  avvocato associato nello stesso studio. Si laureò magna cum laude nel 1991. Il 3 ottobre 1992 sposò Michelle Robinson nella Trinity United Church of Christ di Chicago.</em></p>
<p><em>Tornato a Chicago, Obama diresse un movimento per far registrare al voto  quanti più elettori possibili (<strong>voter registration drive</strong>), poi come avvocato associato lavorò per difendere  organizzazioni impegnate nella difesa dei diritti civili e del diritto di voto presso  lo studio legale Miner, Barnhill &amp; Galland, e insegnò diritto  costituzionale presso la facoltà di legge dell&#8217;<strong>Università di  Chicago</strong>, dal 1993 fino alla sua elezione  al Senato federale nel 2004.</em>&#8221;</p>
<p>Incredibile non c&#8217;è che dire! Per non parlare del fatto che Obama pubblica prima di candidarsi un paio di autobiografie in cui dichiara candidamente tutti gli errori fatti in gioventù (droghe, attivismo, ecc) in modo che nessuno possa successivamente tirare fuori qualche scheletro dal passato! Geniale!</p>
<p>Detto questo alcune considerazione sparse derivanti dalla lettura (ringrazio <strong>Christian Racca</strong>)</p>
<ul>
<li>Stiamo vivendo in una generazione di &#8220;<strong>Wannabe a Rockstar</strong>&#8221; dove le rockstar sono tendenzialmente nere (nel mondo dell&#8217;Hip Hop ma anche del cinema con Will Smith), Obama è nero ed è una rockstar naturale.</li>
<li>La politica sta vivendo una sorta di emancipazione politica, sulla falsa riga di quella attraversata dall&#8217;industria cinematografica ai tempi di Marlon Brando e degli Actor Studios. Il politico aggira la mediazione del partito per arrivare direttamente al suo pubblico, ai suoi Fans.</li>
<li>Obama concentra gli sforzi di foundraising nella <strong>Silicon Valley</strong> notoriamente distaccata dalla politica tradizionale. La sua mancanza di esperienza e la giovane età rispecchiano infatti a pieno la filosofia della Valley dove contano più le idee più che l&#8217;anzianità di servizio.</li>
<li>Il Web 2.0 segna l&#8217;evoluzione della &#8220;<strong>partecipazione</strong>&#8221; dalla piazza alla RETE. Obama non ha un passato da uomo politico, bensì il suo trascorso è molto vicino al mondo dei servizi sociali. Tale esperienza lo favorisce pesantemente nel processo di creazione di community sul web.</li>
<li>Obama è espressione naturale dell&#8217;America quale integrazione di razze, culture, talenti. La famiglia natale di Obama rappresenta una piccola diaspora a cui spesso ci si riferisce come &#8220;le nazioni unite di Obama&#8221;.</li>
<li>Uno dei punti di forza di Obama rispetto agli altri candidati è <strong>la consapevolezza dell&#8217;esistenza di altri punti di vista</strong>. Lo Chief strategist di Obama è un pubblicitario, non un sondaggista o un uomo di politica. <strong>Yes We Can</strong> &#8211; uno slogan più che un messaggio politico.</li>
<li>In America <strong>l&#8217;elettorato Under 30 è molto più consistente che in Europa</strong> (e soprattutto in Italia). Su questo tipo di votanti la figura di Obama ha un impatto decisamente più consistente.</li>
<li>La &#8220;<strong>Generazione ME</strong>&#8221; ha un interesse innato a farsi sentire e a partecipare più che ascoltare passivamente. La campagna di Obama da sfogo alle voglie di emergere del singolo in quanto al centro della scena non vi è più il candidato bensì l&#8217;elettore&#8230; il fan (o almeno questo è quello che si vuol far credere).</li>
</ul>
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		<title>Il nuovo politico? Una &#8220;rockstar&#8221; &#8220;glamour&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Sep 2009 13:41:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>mzaglio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gov 2.0]]></category>
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		<description><![CDATA[Da &#8220;Obama &#8211; La politica nell&#8217;era di Facebook&#8221; di Giuliano da Empoli, capitolo 3 &#8220;Qualcuno si illude ancora che a governarci sia unacasta di politicanti e di uomini d&#8217;affari, o chissà quali gerarchie più occulte e incoffessabili, mentre la verità è che le rockstar hanno preso il potere da tempo&#8230; Chiunque pensi che la razza sia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" style="margin: 10px;" title="Barack Obama Pop Poster" src="http://barackobamasuperstore.com/images/barack_obama_pop_poster_set1.jpg" alt="" width="306" height="198" />Da &#8220;<strong><a href="http://www.ibs.it/code/9788831796088/da-empoli-giuliano/obama-politica-nell.html" target="_blank">Obama  &#8211; La politica nell&#8217;era di Facebook</a></strong>&#8221; di <strong>Giuliano da  Empoli</strong>, capitolo 3</p>
<p>&#8220;<em>Qualcuno si illude ancora che a governarci sia unacasta di politicanti e  di uomini d&#8217;affari, o chissà quali gerarchie più occulte e incoffessabili,  mentre la verità è che le <strong>rockstar</strong> hanno preso il potere da  tempo&#8230; Chiunque pensi che la razza sia un&#8217;ostacolo per <strong>Obama</strong> non accende la radio , né la televisione da anni. Tutti vogliono essere popstar,  e sempre più spesso, le popstar sono nere&#8230; Il senatore dell&#8217;Illinois è l&#8217;unico  che sia riuscito a far leva fino in fondo sulla cultura pop per proiettarsi  nell&#8217;orbita della Casa Bianca. E questo per un motivo molto semplice:  <strong>Obama</strong> non è un politico, è una <strong>rockstar</strong>&#8230; I  suoi punti di forza sono quasi esclusivamente extrapolitici. La sua vicenda è  motivo di assoluto sbalordimento per l&#8217;establishment di Wasghington&#8230; Gli  ultimi anni hanno visto un fiorire, in tutto il mondo, di outsider di  professione &#8211; talvolta politici, talvolta direttamente paracadutati dal mondo  dello spettacolo o degli affari &#8211; che hanno trasformato le regole della  competizione politica&#8230; Un tempo, la maggior parte della carriera di un uomo  politico si svolgeva al riparo da sguardi indiscreti, dietro il paravento di  grandi contenitori: <strong>i partiti</strong>. A essere premiate, in un leader,  erano soprattutto la capacità di muoversi dietro le quinte, scalando a poco a  poco i gradini di una macchina organizzativa articolata e complessa&#8230; Il  percorso delle nuove elite è diverso. Anzichè svolgersi all&#8217;interno di una  macchina organizzativa, esso si sviluppa all&#8217;esterno, sotto gli occhi  dell&#8217;opinione pubblica. <strong>Anzichè appoggiarsi sul loro status di insider  per comunicare con l&#8217;esterno, i neopolitici fanno leva sulla propria capacità di  comunicazione per costringere gli apparati a prenderli in  considerazione</strong>&#8230; Per farsi largo i neopolitici fanno leva su tutti gli  strumenti comunicativi a loro disposizione. La loro capacità principale è quella  di saper attirare l&#8217;attenzione sempre e comunque, qualsiasi cosa facciano&#8230;  Agli occhi del pubblico, non c&#8217;è più molta differenza tra un attore e un uomo  politico, entrambi vengono valutati con metri di giudizio molto affini:  <strong>qualità della performance, sincerità, capacità di suscitare  emozioni</strong>&#8230; Le organizzazioni hanno perso quota, mentre le superstar si  sono emancipate. Negli Stati uniti &#8211; ma non solo &#8211; i partiti sono diventati  scatole vuote, mentre a dettare le regole del gioco sono i singoli esponenti  politici che raccolgono più consenso nell&#8217;arena pubblica&#8230; Negli Stati Uniti,  finora, la debolezza organizzativa dei partiti è stata in parte controbilanciata  dalla loro metamorfosi in potenti macchine per il reperimento di fondi. Se i  boss dell&#8217;elefante e dell&#8217;asinello riescono ancora a farsi ascoltare dai singoli  leader è perchè controllano risorse finanziarie determinanti in tempo di  campagna elettorale. Ora, però, sembra che <strong>Obama</strong> abbia  abbattuto anche quest&#8217;ultimo ostacolo. <strong>Per la prima volta, le casse del  partito democratico si appoggiano sulla macchina finanziaria del candidato più  di quanto non accada il contrario</strong>&#8230; Se le star della politica  diventano celebrità come tutte le altre, anche i criteri di selezione della  politica si adeguano a quelli dell&#8217;entertainment&#8230; <strong>Glamobama</strong> e  <strong>Starkozy</strong> non sono più uomini politici, sono seguaci di  <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lee_Strasberg" target="_blank">Lee Strasberg</a></strong> che hanno trasformato la loro vita in una performance&#8230; Ciascuno di loro, ancor  più che un programma presenta al pubblico una personalità, dalla quale deriva  quasi naturalmente tutto il resto&#8230; Tutti i media sono impegnati nello sforzo  forsennato di soddisfare l&#8217;inesauribile fame di intimità e di glamour che  percorre la nostra società e non risparmia nessuno&#8230; Non è solo una curiosità,  però, quella che si sente nell&#8217;aria. Il suo culto della fama, infatti, la nostra  società lo celebra con modalità che ricordano da vicino quelle del <strong>circo  romano</strong>&#8230; </em><em>Con l&#8217;indebolirsi del vincolo di partito, è  abbastanza naturale che gli elettori vogliano conoscere più da vicino i singoli  esponenti politici. Fin da quando, a dare garanzie per un candidato, c&#8217;erano  l&#8217;organizzazione e, in alcuni casi, l&#8217;ideologia, non serviva approfondire più di  tanto. Ma da quando l&#8217;ombrello partitico è venuto meno, il contratto è diventato  ad personam: logico che l&#8217;opinione pubblica esiga garanzie sempre maggiori sul  carattere di coloro che pretendono di rappresentarla</em>&#8220;</p>
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