Virtualizzazione & Cloud Computing

Windows Azure: Cloud + Open Data

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In occasione del Professional Developer Conference 2009 (PDC) di Los Angeles, Ray Ozzie ha preannunciato Windows Azure per inizio del prossimo anno, con apertura delle sottoscrizioni a partire da febbraio. Il Chief Software Architect di Microsoft ha poi descritto meglio lo scenario strategico in cui Windows Azure -attualmente in fase beta- si inserisce.

Microsoft Azure

La parte veramente interessante di Windows Azure non sta tanto nel come Microsoft sta pensando alla sua piattaforma di Cloud Computing che in fortissima parte ricorda Google Apps Engine quanto per il nuovo servizio di informazioni , disponibile attraverso PinPoint e al momento in versione Community Technology Preview limitata (CTP). Con “Dallas”, questo il nome in codice del servizio, gli sviluppatori e gli utenti hanno la possibilità di accedere a set di dati e contenuti premium su qualsiasi piattaforma. I set di dati attualmente disponibili tramite “Dallas” includono quelli offerti da Associated Press, Citysearch, ESRI, NAVTEQ, DATA.gov, First American, infoUSA, NASA, National Geographic Topo!, RiskMetrics Group, le Nazioni Unite, WaveMarket, Weather Central

Questa è la prima volta, almeno per quanto ne so, che qualche servizio di cloud non offre solo infrastruttura ma anche dati, in forma raw, a cui poter accedere per creare delle proprie elaborazioni personali. Di fatto Microsoft entra così nella partita degli Open Data che va tanto per la maggiore nelgi States

Resoconto Seminario Virtualizzazione

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Ho di recente partecipato ad un seminario relativo alla virtualizzazione dei sistemi operativi tenuto da Moshe Bar, ed organizato presso il Politecnico di Torino (link).

Qui di seguito un breve resoconto.

Il seminario di Moshe Bar si è svolto affrontando in maniera molto discorsiva i tre principali approcci alla virtualizzazione esistenti attualmente. Va subito sottolineato il tono totalmente obiettivo dello speaker sebbene due dei suddetti approcci (in particolare Xen e KVM) portino la firma dello stesso Bar.

1) VMware: si tratta della realtà commerciale che domina il 99,9999.. % del mercato, indiscutibile dal punto di vista della stabilità ed affidabilità ma altrettanto inequivocabilmente basata su una tecnologia ormai vecchia. La virtualizzazione secondo VMware prende il nome di Binary Translation. Tutte le macchine virtuali comunicano con l’hardware fisico attraverso uno strato di virtualizzazione. Le singole macchine virtuali non sono pertanto a conoscenza di essere virtualizzate. Il principale aspetto negativo della Binary Translation risulta essere lo spreco di risorse, dati abbastanza attendibili rivelano che il 50 % delle risorse reali sono impegnate nell’operazione di virtualizzare l’altra metà delle risorse.

2) Xen: l’approccio di Xen prevede di andare a modificare il kernel delle macchine virtuali affinchè queste siano consapevoli di essere virtualizzate. Le prestazioni migliorano nettamente; tale approccio si adatta perfettamente alla filosofia del codice libero mentre male si accorda con i sistemi commerciali in cui non è possibile ricompilare il kernel. Esistono soluzioni per virtualizzare Windows su Xen ma a detta dello stesso Bar la stabilità è ancora lontana da venire. Tra gli altri vantaggi di Xen il rilascio sotto licenza GPL.

3) KVM: l’approccio innovativo nel campo della virtualizzazione. In questo caso vengono sfruttate le feature di virtualizzazione sviluppate in hardware sugli stessi processori (VT per Intel e SVM per AMD). Tale approccio rende superfluo lo strato di virtualizzazione software e le macchine virtuali sono viste come processi della macchina fisica. KVM può essere equiparato ad un driver quindi non esistono problemi con OS commerciali e non risulta necessario ricompliare Kernel nel caso Open Source. Le prestazioni aumentano notevolmente in quanto solo le operazioni di I/O necessitano di utilizzare il “driver” KVM per comunicare con l’hardware fisico. Altri vantaggi sono la possibilità di far convivere su uno stesso hardware fisico processi reali e processi che in realtà risultano essere macchine virtuali, il tutto monitorabile con ottima precisione (il monitoraggio delle prestazioni nei due precedenti casi è decisamente più complesso e mai del tutto attendibile).

Da evidenziare l’assoluta onestà intellettuale di Moshe Bar, come detto tra i realizzatori di Xen, immediatamente pronto e reattivo a sviluppare ed investire (attraverso una nuova società Qumranet) su una nuova tecnologia. Non ci resta che imparare.

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