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Internet 2.0 – La nuova bolla

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Lunedì 10 Gennaio 2011 apro La Stampa e mentre la sfoglio un titolo mi colpisce alla pagina Economia & Finanza: “Dagli scarti dei macelli ai farmaci, la piccola italiana sbanca il Nasdaq – Gentium, biotecnologica di Como, vola in Borsa negli USA”. Quello che ancor più mi colpisce è l’articolo (consiglio caldamente di cercarlo in rete). Ne riporterò solo alcuni stralci per fare delle considerazioni che da un po’ sto covando dentro di me. “La galoppata di questo titolo, al Nasdaq di New York, è strabiliante con i tempi che corrono: 212% negli ultimi 12 mesi. Non si tratta di un social network appena sbarcato sul listino né di una compagnia supertecnologica della Silicon Valley. Protagonista dell’exploit americano è la Gentium, una piccola società che ha sede a Villa Guardia, in provincia di Como. Si occupa di biotech. In sostanza sviluppa medicine speciali, le cosiddette “orphan drugs”, farmaci destinati a curare malattie rare a cui le grandi multinazionali non si appassionano…… Tanto per dare un’idea nei primi nove mesi del 2010 le vendite del prodotto salgono del 153% (da 5,9 a 14,9 milioni di euro), si passa da una perdita di 4,5 milioni di euro a un utile di 3,4. La scommessa di Gentium non è ancora vinta, ma già si vede l’uscita dai duri anni della ricerca, per cui al mercato dal 2005 la società ha chiesto a più riprese oltre 110 milioni di euro. Da quattro trimestri il flusso di cassa è positivo, il fatturato passerà dai 10 milioni del 2009 a 25-28 milioni di euro previsti per l’intero 2010……. << In Italia tutto questo non sarebbe stato possibile – spiega Calabrese (direttore finanziario) – non ci sono investitori sufficientemente maturi per entrare in questo tipo di business: cercano il dividendo sicuro, il rendimento a breve termine. Per lo sviluppo di un farmaco, invece, occorrono dieci anni.>> ….. Il principale azionista rimane ancora la famiglia Ferro (Laura ha ceduto il ruolo di presidente a un veterano del settore biotech, Khalid Islam, ex di Arpida) con il 25%, seguita da Sigma-Tau, che detiene il 18% e il cui CFO, Marco Codella, siede in consiglio di amministrazione. <<Un consiglio composto di persone con esperienze di ricerca e di registrazione di nuovi farmaci ha contribuito a fare la differenza>>, rimarca Calabrese…..

Dunque da dove partiamo. Direi di partire da Internet.

Sono ormai cinque anni che tra una cosa e l’altra mi occupo di startup Web.

Inizialmente ero interessato solo a quelle che mi sembravano riportabili in Italia (per riportabili intendo dire che i servizi o le tecnologie che offrono sono servizi utili all’ambiente industriale – nel senso più ampio del termine – italiano).

Successivamente il lavoro mi ha portato a cercare di capire e sfruttare le dinamiche “sociali” che il nuovo web aveva creato per utilizzarle come nuova forma di comunicazione e marketing.

Attualmente invece mi sono trovato a capire come funziona una startup web, come si incomincia, come presentare un progetto, come chiedere dei soldi ad un potenziale investitore, come funzionano le varie fasi di una vita di una startup.

Direi insomma che mi trovo in una posizione certamente privilegiata per capire e vedere cosa sta succedendo in giro. Era già un po’ di tempo che avevo un po’ di fastidio nel constatare che tutte le startup/webapp (chiamatele un po’ come volete) che prendevo in considerazione di fatto NON RISOLVEVANO NESSUN PROBLEMA VERO. Le penultime avvisaglie le avevo avute durante la finale di Mind The Bridge lo scorso marzo a Stanford quando, ascoltando i pitch dei ragazzi era palese la differenza fra una startup web (che nel migliore dei casi risolveva uno pseudo problema di qualche nicchia più o meno grande) e le startup che si occupavano di medicina ed affini!

Le ultime avvisaglie sono palesemente le notizie delle scorse settimane (che sono però nulla più che la punta dell’iceberg!): Facebook che probabilmente si quoterà in borsa nel secondo quarto del 2012 e che ad oggi ha già raccolto 1.5 Billion Dollars(!!!!) di investimenti e la cui valutazione approssimative è ad oggi di 50 Billion Dollars (!!!!!!!!!!!!); per non parlare di Groupon che rifiuta l’offerta di Google da 6 Billion Dollars (!!!!!!!!!!!) perché preferisce rimanere indipendente!

Vedendo queste due ultime operazioni mi è tornato alla mente il periodo della prima bolla quando ad un certo punto lessi un articolo di un analista di borsa che giustamente si chiedeva: “Ma come è possibile che la valorizzazione odierna di Tiscali sia superiore a quella di FIAT considerando che non ha neanche immobili?” Ed infatti, puntualmente, poco tempo dopo esplose la bolla e ci si accorse che si era di fronte nel 95% dei casi a pure operazioni finanziarie e non a vere e proprie startup.

A questo punto la domanda sorge spontanea? Non è che per caso siamo nelle stesse condizioni di quel periodo? Cosa faranno tutti i Venture dei round A e B quando non troveranno più acquirenti per le loro web startup perché, magari, i Venture più grossi saranno impegnati a finanziare la “Gentium” di turno che risolve un PROBLEMA VERO e non un falso problema?

Dati i miei trascorsi musical/djestici mi viene spesso in mente un paragone fra l’evoluzione del web e quello della musica dance: di fatto l’abbassamento della soglia di ingresso per la produzione di musica dance (e di applicazioni web) grazie alla facilità delle nuove tecnologie e alla quasi inutilità di macchinari costosi per la produzione ha aumentato a dismisura la quantità di brani disponibili ma ha abbassato la qualità media dei prodotti perchè chiunque (anche chi non capisce nulla di musica) può produrre un brano (applicazione web) con pochi click.

La mia sensazione è che ogni giorno di più Internet diventerà una commodity, alla stregua di luce, gas ed acqua e su cui ci porremo sempre meno attenzione dandola per scontata.

Per questi motivi ho deciso che nel 2011 voglio assolutamente accostarmi a temi “più caldi” quali biotecnologie e nanotecnologie dove il web e più in generale Internet non sono certamente core business ma dove probabilmente, studiandone a fondo i meccanismi ed i processi produttivi ed organizzativi, forse il web ed Internet possono risolvere dei problemi.

UPDATE

Forse non sono l’unico a pensarla così:

Repubblica 10/02/2011: Pochi ricavi ma supervalutate c’è una nuova bolla per il web?

Gigaom 15/02/2011: Can We Avoid Another Internet Bubble?

TechCrunch 10/02/2011: Fred Wilson On Frothy Valuations

Information Arbitrage 10/02/2011: Froth or famine?

Facebook Pages ed i Tag sulle foto.

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Facebook PagesQuest’oggi per puro caso chiacchierando con un amico mi è stato fatto notare che su una delle pagine di Facebook che gestisco in qualità di amministratore non si può taggare le foto. “O diamine non è possibile! Nelle opzioni sulla privacy non ho messo nessun blocco di questo tipo!” rispondo io.

E’ partita a questo punto la caccia al tesoro sulle vere motivazioni di quanto accaduto. Da ceh mondo e mondo sul proprio profilo personale si può modificare le opzioni di privacy del singolo Foto Album quindi non capisco perchè tutto ciò non si possa fare anche su una “Pagina“. Ho letto buona parte dell’Help ufficiale di Facebook ma nulla. Si parla solo di Foto Album del proprio profilo personale ma nulla degli Foto Album creati sulle “Pagine”.

A forza si cercare ecco la risposta: ad una precisa richiesta al team di sviluppo di Facebook sulla possibilità di far taggare le foto i propri Fans un utente suggeriva un simpatico workaround che si è dimostrato la soluzione al problema. Condivido la risposta perchè imaggino di non essere l’unico ad aver avuto questo problema:

  • Entrare nella pagina in questione
  • Cliccare su Modifica la pagina (o Edit Page)
  • Nella barra degli indirizzi del vostro browser comparirà l’identificativo unico (numerico) della vostra pagina subito dopo “edit/?id=XXXXXXXXXX“. Copiate quel numero
  • Cliccate sull’URL che segue sostituendo alla scritta RAPLACEME l’identificativo della vostra pagina (http://www.facebook.com/pages/edit/app_settings.php?id=REPLACEME&aid=2305272732)
  • Selezionate l’opzione “Consenti ai Fans di taggare le foto” (Allow All Fans to Tag Photos)
  • Salvate le nuove opzioni

Usare Google Analytics con le Fan Pages di Facebook

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Riporto interessante articolo che descrive in modo assolutamente banale come inserire nella propria Fan Page di Facebook lo script di Google Analytics in modo da avere metriche e statistiche molto più interessanti di quelle standard offerte da Facebook stessa.

L’articolo è tratto dal blog della WebDiGi (www.webdigi.co.uk), una Web Agency londinese.

Spero che possa esservi utile.

Google Analytics for Facebook Fan Pages

(more…)

Buon compleanno Facebook!

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Facebook LogoOggi è il compleanno di Facebook! Sono passati ben 6 anni da quando l’ormai arcinota piattaforma di social network ha registrato i suoi primi utenti e di strada ne ha fatta davvero tanta!

Di seguito il post ufficiale dell’ormai mitico Zuckerberg con i suoi pensieri su tutto ciò che è accaduto dal primo giorno a oggi.

Six Years of Making Connections
by Mark Zuckerberg Fri at 2:41am

Today we’re celebrating our sixth birthday, and this week there will be 400 million people on Facebook. Just one year ago we served less than half as many people, and thanks to you we’ve made great progress over the last year towards making the world more open and connected.

Facebook began six years ago today as a product that my roommates and I built to help people around us connect easily, share information and understand one another better. We hoped Facebook would improve people’s lives in important ways. So it’s rewarding to see that as Facebook has grown, people around the world are using the service to share information about events big and small and to stay connected to everyone they care about.

For me personally, this has meant being able to remain close and connected to schoolmates, family and colleagues while working hard at building Facebook over the past six years. It has also been especially meaningful to me and to everyone at Facebook to see people using Facebook to seek help, share news and lend support during crises.

Whether in times of tragedy or joy, people want to share and help one another. This human need is what inspires us to continue to innovate and build things that allow people to connect easily and share their lives with one another.

So to celebrate six years of Facebook and the 400 million people on the service, we’re doing what we like doing most—building and launching products for people. Tonight we’ll host a celebration at Facebook headquarters, and we’ll release a handful of new things that will improve people’s Facebook experience, including a couple that people have requested a lot. We’ll post more details to our blog in a few hours.

After the launch we’re going to celebrate with a Hackathon—an event where all of us stay up all night coding and building out our new ideas for our next wave of products for you.

Thanks again for making Facebook a part of your life. Happy sixth birthday to Facebook and our whole community. We look forward to building more things and continuing to serve you for many more years to come.

Geocities chiude oggi: un pezzo della storia di Internet se ne va

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Yahoo Geocities closingCon questa schermata uno dei siti più famosi del Web 1.0 comunica la sua chiusura ufficiale oggi. A 15 anni dalla sua creazione, Yahoo ha deciso la chiusura definitiva del suo servizio di creazione di pagine web.

Geocities, creato nel 1994 con l’intento di consentire alle persone la creazione di una propria pagina web su internet in maniera facile, intuitiva e gratuita, ha visto il proprio definitivo declino con l’avvento del web 2.0, L’esplosione di piattaforme di per la creazione di blog quali WordPress.com e Blogger più l’onda anomale generata dai social networking come MySpace e Facebook, che consentono una più facile interazione con il web e un approccio più diretto con il visitatore della propria pagina ne hanno, di fatto, decretato la fine.

Un grazie di cuore a David Bohnett and John Rezner, i papà di una piattaforma che ha fatto la storia.

Il crowdsourcing applicato alla governance

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Quando si pensa al crowdsourcing la prima immagine che viene in mente è quella di un’azienda che ha bisogno di risolvere uno specifico problema legato al suo prodotto/servizio e, come soluzione, adotta questo tipo di modello richiedendo l’aiuto del popolo della rete, come abbiamo visto ad esempio nei casi di Facebook e Virgin America.
Henry Jenkins segnala dal suo blog un documento di Daren C. Brabham, dottorando presso l’Università dello Utah, in cui viene trattato un nuovo campo di applicazione per il crowdsourcing, quello della governance. Secondo Brabham, infatti, questo modello può essere adatto a risolvere alcuni problemi di amministrazione pubblica, affiancandosi ad altre forme tradizionali di partecipazione, con lo scopo di migliorare l’azione di governo attraverso un incremento degli input forniti dai cittadini. Negli Stati Uniti uno degli esempi è Peer-to-Patent. Il progetto, inaugurato nel giugno 2007, è sviluppato dal New York Law School’s Institute for Information Law and Policy, in collaborazione con l’Ufficio Brevetti americano. Il progetto prevede il coinvolgimento di una community online nel controllo preliminare delle richieste di brevetto pervenute all’ufficio, controllo mirato all’individuazione di eventuali conflitti con brevetti già assegnati per la medesima idea. L’obiettivo è chiaramente quello di velocizzare il processo, potendo contare su un numero molto più elevato di persone adibite al controllo.

Il resto dell’articolo qui

Internet come un Gioco di Ruolo (W2RPG) Ver. 1.0

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Io amo l’informatica ed Internet“.

Li ho sempre amati.

In terza media non avevo assolutamente chiaro cosa avrei fatto alle superiori ma sapevo che avrei seguito il corso di Informatica (o meglio “Scienza dell’informazione”) all’Università.

Quando i miei genitori mi regalarono a Natale la consolle dell’Atari, dopo Space Invaders la seconda cartuccia che mi sono comprato era quella per programmare in Atari-Basic. Lo ZX Spectrum è stato il mio primo vero computer e quei tasti gommosi non li dimenticherò mai. Al mio primo 8086 (uno scassatissimo IBM usato pagato quasi un milione di Lire con monitor a fosfori verdi CGA) sono quasi impazzito dalla felicità.

Poi è venuto il periodo dei modem. Dai 300 baud in su li ho avuti tutti. Qualcuno me lo sono fatto con kit di montaggio a suon di saldature a stagno.

Ho amato il film “War Games”, sognavo di avere anch’io un’accoppiatore acustico e di potermi collegare con tutti i computer e reti del mondo. Insieme allo zio di un caro amico ho sviluppato un programma in assembler per attacchi a forza bruta alle password. Itapac era la rete che ho sempre voluto violare. Le BBS erano il posto dove volevo collegarmi. Poi venne Internet con Gopher come interfaccia di navigazione, seguito a ruota dal mitico Mosaic (su Sun nello specifico).

Nel frattempo l’università è terminata ed io ho incominciato a lavorare per società che si occupavano di Informatica  con modelli classici client-server e pian piano sempre più di Internet.

Internet. Quante possibilità vedevo in questo nuovo oggetto di cui si percepiva la potenza ma di cui non si scorgevano neanche lontanamente i confini.

Ho certamente tanti difetti ma uno mio più grande pregio è quello di rendermi spesso conto in anticipo di cosa funzionerà in futuro. Mi è sempre accaduto. Nel periodo in cui ho lavorato come dj spesso proponevo dischi che si rivelavano hit a mesi di distanza. Spesso su Internet mi sono imbattuto in siti e web app che si rivelavano alla massa a mesi di distanza. Spesso ho dovuto scontrarmi con i miei capi perché proponevo loro attività che ritenevo potessero diventare strategiche nel medio-lungo. Clamoroso è stato il caso delle statistiche web: per mesi ho sostenuto che avremmo dovuto offrire un servizio gratuito di statistiche web che chiunque avrebbe potuto inserire nel proprio sito con l’aggiunta nella pagina HTML di qualche riga di codice (vi ricorda qualcosa?). Idea bocciata perché il costo di stoccaggio dei log e dei server da utilizzare era troppo alto rispetto ai benefici che l’azienda ne avrebbe tratto ed il mercato dei possibili utilizzatori era troppo piccolo e con margine di crescita troppo basso. Lungimirante il mio capo vero?

La mia infatuazione per internet è diventato vero amore con il mio ingresso in TOP-IX. Quando un bel giorno il mio Direttore Tecnico mi disse:”Massimo voglio che trovi quello che è il più grande evento planetario che si occupi di Web e che tu ci vada per capire quali sono i trend, per analizzarli e poi riproporli in chiave italica ai nostri consorziati” non potevo credere alle mie orecchie! Mi sentivo “Alice nel paese delle Meraviglie“! Detto e fatto: la scelta è caduta sull’Etech Conference organizzata da Tim O’Reilly a San Diego. Avevo trovato un post su un blog di un certo Leandro Agrò, unico italiano presente, che raccontava di mirabolanti innovazioni presentate a questa conferenza tra cui schermi touch screen con effetto “Minority Report” e mappe 2d che diventavano 3d.

Erano le 8.30 del 6 Marzo 2006 quando al hotel Manchester Grand Hyatt di San Diego Kathy Sierra iniziò il suo talk intitolato “Create Passionate Users 2.0”: il Web 2.0 ci esplose in faccia in tutta la sua potenza. Arthur C. Clark ha scritto nel suo libro “Profiles of the Future”: “Any sufficiently advanced technology is indistinguishable from magic.” E’ verissimo! Quell’anno grazie all’introduzione di AJAX (no non la squadra di calcio e neanche il detersivo!!!) abbiamo visto contenuti che venivano “refreshati” senza ricaricare la pagina, drag & drop all’interno di pagine web e mille altre operazioni possibili solo sul proprio desktop finalmente possibili all’interno di una pagina web. MAGIA! O no? API e Mashup erano le parole d’ordine. L’advertising online aveva finalmente un senso grazie a Google Adsense. L’Internet delle cose di Bruce Sterling stava diventando realtà. Un’euforia incredibile e la voglia di fare e realizzare permeava l’ambiente in cui ci muovevamo in quei giorni. Sono stati quattro giorni di fantascienza pura, un’esperienza indimenticabile dove ogni minuto è da ricordare come un avvenimento dove poter dire “io c’ero!”

Nel primo quarto del 2008 credo di aver visionato ed analizzato almeno 2000-3000 nuovi siti internet. Servizi di vario genere a cui mi iscrivevo per capirne il funzionamento e vedere quali possibili applicazioni erano possibili rispetto alla nostra realtà industriale. In 4 mesi mi hanno colpito non più di due siti: Facebook e Twitter.

Facebook in realtà già lo conoscevo dall’inizio del 2007 quando mi sono iscritto per la prima volta. Ci ero finito per la mia insana passione per i Social Network, passione che mi aveva portato qualche anno prima ad aiutare quattro amici a creare e gestire il primo social network italiano, il caro e vecchio LookCup. Facebook nei primi anni ha cambiato faccia più volte e si è re-inventato fino a diventare com’è ora. Il cambiamento è stato determinante perché lo ha portato da essere prossimo alla chiusura a diventare il più grande social network al mondo con oltr 200M di utenti registrati.

Il mio rapporto con Twitter è stato invece conflittuale. Quando l’ho scoperto l’ho definito “il sito + inutile degli ultimi 5 anni” ed ho aggiunto “è perfetto per chi non ha nulla da fare”. Mai errore fu più grande! Il mio odio per Twitter mi portava a parlarne continuamente e questo mi faceva pensare. Il giorno che ho scoperto che qualcuno aveva incominciato ad usarlo in maniera impropria (almeno nelle intenzioni di chi lo aveva creato) passando in maniera push delle informazioni molto interessanti in meno di 140 caratteri (poco meno di un SMS) Twitter è diventato istantaneamente il mio oggetto preferito ed ho incominciato a recitare il Mea Culpa.

Ma…

Sì c’è un “Ma” purtroppo. Insoddisfazione. Grossa insoddisfazione. Nono non il lavoro. Il WEB!

Statico, monotono, contenuti duplicati, noia.

A fronte di enormi capitali investiti dai Venture di mezzo mondo nulla di veramente “disruptive” a parte, forse i due sopracitati siti.

E’ ormai da settembre 2008 che mi convinco ogni giorno di più del fatto che siamo nel mezzo di una nuova e gigantesca bolla. Non è la prima e non sarà l’ultima. L’entusiasmo generato nel 2005 da Tim O’Reilly con il suo Web 2.0 sta piano piano scemando e nella mente di alcuni è ormai chiaro che Internet è in questo momento è una terra piena di esperimenti che non ha portato però dei reali benefici  alla massa. Qualcuno ne ha certamente beneficiato da un punto di vista economico con delle ottime exit strategy. Ma solo qualcuno.

Certo ha modificato moltissimo i rapporti sociali grazie all’utilizzo massiccio di istant messanging, blog, social network (MySpace e Facebook fra tutti), Twitter ma per il resto poca roba.

Quello che invece ogni giorno mi incuriosisce e diverte sempre più sono le persone che girano in questo mondo (o paesone visto che si incontrano sempre le stesse persone) del Web 2.0.

Chiunque abbia aperto una propria attività su internet (blog o web application) si cala completamente nel ruolo ed incomincia a giocare ad un simil gioco di ruolo in cui ciascuno si sente il migliore e deve (un po’ come a Risiko) abbattere tutti gli avversari per avere la supremazia sul Web. Una parte di questo gioco avviene online ma una parte, che è poi la più divertente da vedere, avviene dal vivo a manifestazioni, conferenze, drinklink, barcamp ed in mille altri posti dove le nuove “web-stars” si incontrano. Il posto dove tutto ciò risulta più palese ed amplificato sono le conferenze americane. Il carattere degli americani è certamente diverso da quello degli europei. Sono mediamente più friendly e comunicativi, sono più portati alle pubbliche relazioni e per questo si assiste a situazioni difficilmente visibili in analoghe manifestazioni europee.

Come nei migliori giochi di ruolo si può partecipare da soli o associarsi con altri in gruppi. Detto così probabilmente non sembra nulla di nuovo. Anche chi apre una nuova attività non legata al web probabilmente gioca allo stesso gioco.

Vero, ma solo in parte.

I web-startupper sono più pittoreschi, perché meno legati al dress code del “giacca e cravatta” data la loro provenienza tipicamente tecnica. Si calano molto più nella parte e sono fortemente legati alle loro soluzioni tecnologiche perché “sono le migliori del mondo”. Questo li porta a parlare con chiunque, a raccontare di come cambieranno il mondo, di come sono i migliori, di quali armi hanno per vincere rispetto alla concorrenza.

Le battaglie si consumano su web a suon di SEO, SEM e SMM, di User Interface sempre più accattivanti, di funzionalità sempre più complete e complesse fino a portare il povero utente all’esasperazione. Offline tutto questo avviene a suon di biglietti da visita stupendi, di persone mascherate da super eroe che girano per i padiglioni delle manifestazioni, di persone che intervistano chiunque come fossero il presidente degli USA con il proprio registratore mp3 o con la propria telecamere HD e manda tutto in diretta streaming, di tredicenni vestiti poco meglio di un barbone che appena aprono bocca ti dimostrano in meno di un minuto com’è “banale” fare la più bella applicazione per iPhone di tutti i tempi.

Il vero problema è che ormai questo popolo si è completamente innamorato di se stesso, smettendo di “ascoltare” quello che viene loro chiesto e producendo contenuti, siti o applicazioni completamente inutili e che non rispondono di fatto a nessun bisogno primario.

Sono assolutamente convinto che la vera svolta su web si avrà quando tutta questa gente smetterà di giocare a questo W2RPG (Web 2.0 Role Play Game) e, ascoltando quali sono le reali necessità della gente, produrrà qualcosa di veramente utile che svolterà la vita tutte le persone.

MZ

Etech 2008 – Day 2 – Halo VS Facebook – Nicole Lazzaro (XEODesign)

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La mia ormai nota predilezione nei confronti di Facebook mi ha portato a vedere assolutamente questo speech tenuto da Nicole Lazzaro (XEODesign)

Nicole parte parlando delle 4 fun key

  • Hard fun (fiero)
  • People fun (Amusement)
  • Eady fun (Curiosity)
  • Serius fan (Relaxation)

L’emotional experience è importante quando progettate le vs web application:

  • New discover
  • Icon semplicity
  • Emotional feedback
  • Hacking What’s fun
  • Emotional surprise
  • Language of choice
  • Predictive PX model of emotion from best loved choice (emotion from choice vs friends)
  • How does emotion drive play?
    • Facebook social utility
    • Halo multiplayer game

1) there is no web in web 2.0

  • libraries
  • television
  • people

Web 2.0: it takes 2 (emotion between people)

2) draw circle not lines

3) secret live and videotape

Be brave! Emotion Drive Play

Massively Social Online Games (MSOG)

Spock offre 50.000$ per risolvere l’Entity Resolution Problem

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Il sito più “cool” dei prossimi mesi sarà certamente Spock, un motore di ricerca verticale per persone che, prendendo dati da siti quali Linkedin, Facebook, dai principali motori di ricerca, ecc, traccia un profilo completo della persona.

Se non credete a me guardate che ne pensano Tim O’Reilly e Michael Arrington.

Un’altro dei motivi per cui sarà certamente un dei siti più gettonati è perchè ha messo in palio 50.000$ alla persona o al team di persone che risolveranno “l’Entity Resolution Problem“.

Per una volta sarà un’italiano? Speriamo di sì!!!!

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